Carta canta, ma solo quella che ci piace.

novembre 13, 2007

Marco Travaglio sulla sua rubrica Carta Canta [il delitto Biagi 1/2] riporta dichiarazioni di politici e giornalisti che hanno bastonato Biagi in vita. La lista è lunga: Landolfi, Ferrara, Gasparri, Berlusconi, Calderoli.

Travaglio, certamente in buona fede, si dimentica di citare Michele Santoro, che nel 1996 sul suo “Michele chi?” così si pronunciava nei confronti di Biagi: “gratta gratta i suoi editoriali e troverai un democristiano. I suoi scatti d’indignazione sono coerenti con la linea editoriale dei suoi contratti“.

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6 Risposte to “Carta canta, ma solo quella che ci piace.”

  1. GG said

    Mi permetto, stavolta, di difendere il Marco littorio: che Santoro avesse sulle palle Biagi per questioni di colore politico giornalistico è assodato: pure la Bignardi gliel’ha fatto notare qualche settimana fa, e lui ha ribadito.

    Travaglio, come pure Luttazzi in modo diverso nel suo Decameron, ha sottolineato l’incoerenza di chi, dopo l’editto bulgaro, sputò sulla censura a Biagi, mentre ora ne decanta la libertà. Si parla di un editto antidemocratico e anticostituzionale, praticamente eversivo: l’antipatia di Santoro per Biagi non è eversiva, e non è equiparabile ad un editto di un premier sbuggerato dai fatti; Santoro non ha mai imposto il licenziamento di Biagi. E soprattutto: qui non si tratta di fare un “fuori tutti” di quelli a cui Biagi stava antipatico: qui si tratta di contare quelli che quell’editto (una dichiarazione opggettiva) l’hanno sempre giustificato.
    Quindi, secondo me, Travaglio ha fatto bene a differenziare profondamente le due cose.

  2. chimeraweb said

    Beh..difficile che Santoro bastoni Biagi per lo stesso abuso che ha subìto lui stesso. Non mi pare che Ferrara ora ne decanti la libertà, però non ho mai sentito dire a Santoro, dopo l’ukase Bulgaro, “Biagi era un democristiano opportunista, però sta di fatto che ha subìto un abuso”. E’ facile diventare amici e solidarizzare per combattare una stessa battaglia. E’ opportunismo. Se hai quell’idea di Biagi non lo porti in giro come se fosse il padre del giornalismo italiano. Idem per Montanelli, prima nemici fino agli insulti, oggi “maestro”. Un pò di coerenza non guasterebbe.
    Condividere lo stesso abuso non significa cancellare l’idea che avevi di quella persona, come giornalista e come uomo.
    Santoro ha giustamente difeso Biagi per l’ukase bulgaro? benissimo, però si dica che pensava che Biagi fosse un democristiano e che la sua indignazione fosse coerente con la linea editoriale dei suoi contratti. Cioè un servo.
    Lo si dica e si può dire tutto il resto.

  3. GG said

    A parte che non sono molto d’accordo con la tua visione di opportunismo: se la battaglia è giusta, si deve rimanere divisi solo perchè ci si si sta sulle palle? esempio scolastico: la resistenza. Comunisti, socialisti, e cattolici tutti sulla stessa montagna. Era opportunismo? No, era una battaglia giusta.

    Infatti, lo stesso Santoro disse – scherzando – “Berlusconi è riuscito ad unire me e Biagi, e addirittura Montanelli!”, una cosa del genere: tant’è che io, della sua antipatia per Biagi, lo seppi proprio da una sua frase.

    Punto 3: quand’anche facessimo dire a Santoro “sì, ammetto, penso ancora fosse un democristiano servo della Rai” (che però nel ’96 mi sembra poco corretta come affermazione…ma questa è colpa di Santoro) e dunque? Santoro solidarizza con Biagi perchè sa benissimo (e i fatti l’hanno dimostrato) che Biagi non era affatto un servo: Santoro nel 96 ha detto una cazzata, una cosa dettata esclusivamente dall’antipatia e dell’egotismo, ma fare di questa sua acidità gratuita una forca retroattiva, lasciamelo dire, mi sa poco di CC e molto doi Travaglio! 😀

    E da ultimo, appunto: si sta parlando di Travaglio. Se Travaglio vuole parlare di chi giustifica l’editto, non deve necessariamente parlare di Santoro: credi davvero che se Santoro non fosse stato colpito anche lui avrebbe riso dell’ukase? Io no. Non avrebbe certo potuto dire che Biagi era un servo…

  4. chimeraweb said

    “il punto è” (alla gg): è giusto combattere una battaglia per i diritti di tutti, anche insieme ai “nemici politici”, anzi è quasi sempre giusto (io ad esempio il governo milazziano coi missini non l’avrei fatto); diventa secondo me opportunismo se la battaglia la conduci con uno che consideravi fino all’altro ieri servo del denaro, E POI cavalchi l’onda emotiva post mortem e gli fai una puntata come padre del giornalismo.
    Combatti la tua battaglia, benissimo, ma poi per decenza, fermati, e mantieni la tua posizione originale, critica nei confronti di Biagi democristiano e servo del contratto. Perchè altrimenti, ai miei occhi, perdi in credibilità. Quello che diceva Santoro, non è tanto dissimile da quello che scriveva ferrara nel 2001. Solo che Ferrara lo continua a dire, Santoro dopo l’Ukase ha smesso.
    La mia non è una forca retroattiva 😀 è un atteggiamento critico, non voglio fare polemica in senso nichilistico o distruttivo.
    Travaglio, da parte sua, ha i suoi bersagli, e fa cantare solo le loro carte. Se poi a lui sembra più grave giustificare l’ukase che definire biagi servo, insomma, fatti suoi. Secondo me, nel “delitto biagi”, ci sta benissimo anche Santoro che lo definisce servo del denaro, salvo poi beatificarlo per comuni abusi. Marx diceva che l’umanità si pone solo problemi che è in grado di risolvere, Travaglio si pone solo bersagli che è in grado di attaccare.

  5. GG said

    Comunque sia, travaglio ha rotto il cazzo 😀

    Lo difendo in questo post, ma lo affermo fortemente: Travaglio, basta!!!

    Mi hanno informato che scrive anche per “A”. In un articolo se la pigliava con chi ascolta l’iPod ad alto volume nel treno.
    Sarà anche stato ironico: ma abbiamo bisogno di un Travaglio anche per questo??

  6. chimeraweb said

    tra l’altro chi ascolta l’iPod ad alto volume in treno non dovrebbe poter fare il politico e legiferare.

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