Flash

gennaio 10, 2008

Dopo essere stato bastonato da Alessandro Gilioli, Beppe Grillo ridimensiona un pò l’apocalisse dell’informazione.

Prima:
(…) i giornalisti, questa casta di gente, la vera casta che c’è in Italia. Ve ne siete accorti, no? Migliaia di schiavi vergognosi, messi li a pecorina, a 90°. Una cosa indegna.
Si somigliano tutti, non li distingui più se non quello grasso da quello magro. Riotta è uguale a Mimun che è uguale a Belpietro che è uguale a Giordano che è uguale a Fede. Sono tutti uguali. Si distinguono le élite di questi grandi maggiordomi. Quelli che parlano di libero mercato, che ogni tanto dicono qualcosina e poi rientrano subito. Sono meravigliosi. Parliamo di Scalfari, di Pansa, di Romano, di questi sarcofaghi dell’informazione che scrivono lenzuolate di editoriali che nessuno legge.(…)

Dopo:
Ci sono buoni e anche ottimi giornalisti, quelli che scrivono rischiando la pelle, quelli emarginati, quelli sotto pagati. Il 25 aprile non è contro di loro, ma contro l’ingerenza della politica nell’informazione. 

Chi lo dice a Grillo che togliendo i finanziamenti tout court, a fare le spese saranno anche (se non soprattutto) gli ottimi giornalisti che scrivono rischiando la pelle, quelli emarginati?

The Comic Who Shook Italy

dicembre 13, 2007

Il New York Times  fa tutto un servizio su Beppe Grillo. Però non c’ha capito un cazzo.

Lost in translation

novembre 24, 2007

Ora ditemi la differenza tra Berlusconi che parla in inglese leggendo le parole già pronunciate in lingua, e Beppe Grillo che legge in Giapponese allo stesso modo e a intervalli di 30 secondi si ferma e riprende fiato, guardandosi intorno come a dire “andava bene?”.

Ah: è più ridicolo Grillo! Meno male.
“..prima di dormire leggo sempre un Manga..” Ma va a cagare, va a cagare.

ps. Non ho il coraggio di leggere “Toghe Rotte”, ma ogni tanto mio fratello, che l’ha letto, me ne riporta qualche stralcio e lo commentiamo insieme. La mia impressione è che tante persone geneticamente predisposte a fare i secondini hanno incidentalmente sbagliato mensiere. Provate a prendere quel libro in mano e a scuoterlo: non sentite rumore di manette? Oh..indovinate di chi è la prefazione. Di Travaglio!

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Programma di Governo 2006-2011 – “Per il bene dell’Italia

pag. 77

Una strategia per la sicurezza

La situazione della sicurezza in Italia è paradossale: con un numero di addetti ed un livello di spesa simili a quelli di altri paesi europei, si ottengono risultati insoddisfacenti per i cittadini come per gli operatori del settore. Il problema principale è di strategia politica, di capacità organizzativa e di efficacia e qualità della spesa. Sul piano della strategia politica servono strumenti adatti per analizzare le vecchie e le nuove minacce alla sicurezza, individuando i più efficaci mezzi di prevenzione e contrasto. È importante indicare le priorità e i punti critici sui quali intervenire con un’azione non solo emergenziale, ma che assicuri uno sviluppo coordinato e coerente delle misure e degli interventi. Sul piano della capacità organizzativa e dell’efficacia della spesa, occorre correggere ad una situazione nella quale le risorse umane e finanziarie vengono utilizzate in modo irrazionale e poco efficace, con duplicazioni e sovrapposizioni. Il cattivo uso delle risorse porta a situazioni inaccettabili sia per i cittadini, sia per gli operatori della sicurezza: manca il personale dove ve ne sarebbe più bisogno, i materiali più essenziali sono insufficienti, gli strumenti tecnologici sono inadeguati. In questo modo si ostacola l’efficace attuazione delle politiche della sicurezza. La crescente domanda di sicurezza da parte della collettività, a fronte di vecchi e nuovi rischi e pericoli, richiede la messa in opera di un programma di riorganizzazione, coordinamento e modernizzazione che rafforzi il rispetto della legalità, il contrasto della criminalità. la prevenzione delle minacce terroristiche. La politica del centrodestra al riguardo si è mostrata del tutto indifferente: a vuoti annunci si sono affiancate misure che contrastano con il rispetto della legalità, l’inerzia rispetto alla criminalità economica, un abbassamento della guardia nel contrasto alla criminalità organizzata, l’utilizzo delle forze di polizia per operazioni repressive del tutto ingiustificate; basti pensare ai fatti di Genova, per i quali ancora oggi non sono state chiarite le responsabilità politica e istituzionale (al di là degli aspetti giudiziari) e sui quali l’Unione propone, per la prossima legislatura, l’istituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta.

Insiste

ottobre 10, 2007

Beppe Grillo: “Lo ripeto ancora una volta: NON SOSTENGO nessuna lista civica nazionale.”

Da una recente intervista ad Elio Veltri su Il Giornale.

Ma Grillo vi ha scaricati?
«Assolutamente no. Era, e resta, uno dei firmatari del nostro manifesto».

Ma quando avete indetto la manifestazione «Dal V-Day alla Lista civica»…
«Ha fatto un comunicato per dire che non eravamo parte del suo movimento. Forse è suonata come una dissociazione eccessiva. Ma lo capisco. Si è spaventato!».

Grillo spaventato? E di che?
«Da quando è a capo di un movimento di società civile si sono messi a scavare nella sua vita, nel suo passato, per distruggerlo: e l’incidente, e le barche, e il condono… ».

ps. Radio Swift fa la preziosa, come una bella fanciullia. Domani, massimo dopodomani.

Ora è più chiaro?

settembre 27, 2007

Questo è un post di Beppe Grillo datato 11 Febbraio 2006. Inutile dire che il virgolettato è la viva voce di Hitler, mentre vomitava il suo Mein Kampf. Inutile fare ulteriori commenti, spero.

Il sonno della ragione

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L’informazione di regime sta, suo malgrado, tracimando. Ogni giorno riceviamo informazioni di politici corrotti, di leggi scritte per i delinquenti, di banchieri che pagano mazzette ai parlamentari, di recessione del Paese.
Ma ormai siamo anestetizzati. Se il sonno della ragione genera mostri, qui sono i mostri ad aver generato il sonno della ragione. Qualcuno si è impadronito del Parlamento e dello Stato nell’indifferenza generale.

Ascoltiamo una voce del passato per capire il nostro presente.

” Una sola preoccupazione spinge a costruire programmi nuovi o a modificare quelli che già esistono: la preoccupazione dell’esito delle prossime elezioni. Non appena nella testa di questi giullari del parlamentarismo balena il sospetto che l’amato popolo voglia ribellarsi e sgusciare dalle stanghe del vecchio carro del partito, essi danno una mano di vernice al timone. Allora vengono gli astronomi e gli astrologhi del partito, i cosiddetti esperti e competenti, per lo più vecchi parlamentari che, ricchi di esperienze politiche, rammentano casi analoghi in cui la massa finì col perdere la pazienza, e che sentono avvicinarsi di nuovo una minaccia dello stesso genere. E costoro ricorrono alle vecchie ricette, formano una “commissione”, spiegano gli umori del buon popolo, scrutano gli articoli dei giornali e fiutano gli umori delle masse per conoscere che cosa queste vogliano e sperino, e di che cosa abbiano orrore. Ogni gruppo professionale, e perfino ogni ceto d’impiegati viene esattamente studiato, e ne sono indagati i più segreti desideri.

Le commissioni si adunano e rivedono il vecchio programma e ne foggiano le loro convinzioni come il soldato al campo cambia la camicia quando quella vecchia è piena di pidocchi. Nel nuovo programma, è dato a ciascuno il suo. Al contadino la protezione della agricoltura, all’industria quella dei suoi prodotti; il consumatore ottiene la difesa dei suoi acquisti, agli insegnanti vengono aumentati gli stipendi, ai funzionari le pensioni. Lo Stato provvederà generosamente alle vedove e agli orfani, il commercio sarà favorito, le tariffe dei trasporti saranno ribassate, e le imposte, se non verranno abolite, saranno però ridotte.

Talvolta avviene che un ceto di cittadini sia dimenticato o che non si faccia luogo ad una diffusa esigenza popolare. Allora si inserisce in gran fretta nel programma ciò che ancora vi trova posto, fin da quando si possa con buona coscienza sperare di avere colmato l’esercito dei piccoli borghesi e delle rispettive mogli, e di vederlo soddisfatto. Così, bene armati e confidando nel buon Dio e nella incrollabile stupidità degli elettori, si può iniziare la lotta per la riforma dello Stato.

Ogni mattina, il signor rappresentante del popolo si reca alla sede del Parlamento; se non vi entra, almeno si porta fino all’anticamera dove è esposto l’elenco dei presenti. Ivi, pieno di zelo per il servizio della nazione, iscrive il suo nome e, per questi continui debilitanti sforzi, riceve in compenso un ben guadagnato indennizzo.

Dopo quattro anni, o nelle settimane critiche in cui si fa sempre più vicino lo scioglimento della Camera, una spinta irresistibile invade questi signori. Come la larva non può far altro che trasformarsi in maggiolino, così questi bruchi parlamentari lasciano la grande serra comune ed, alati, svolazzano fuori, verso il caro popolo.

Di nuovo parlano agli elettori, raccontano dell’enorme lavoro compiuto e della perfida ostinazione del altri; ma la massa ignorante, talvolta invece di applaudire li copre di parole grossolane, getta loro in faccia grida di odio. Se l’ingratitudine del popolo raggiunge un certo grado, c’è un solo rimedio: bisogna rimettere a nuovo lo splendore del partito, migliorare il programma; la commissione, rinnovata, ritorna in vita e l’imbroglio ricomincia. Data la granitica stupidità della nostra umanità, non c’è da meravigliarsi dell’esito. Guidato dalla sua stampa e abbagliato dal nuovo adescante programma, l’armento proletario e quello borghese ritornano alla stalla comune ed eleggono i loro vecchi ingannatori.

Con ciò, l’uomo del popolo, il candidato dei ceti produttivi, si trasforma un’altra volta nel bruco parlamentare e di nuovo si nutre delle foglie dell’albero statale per mutarsi, dopo altri quattro anni, nella variopinta farfalla “.

Pane al pane…Facci a Grillo

settembre 27, 2007

Ho il massimo disprezzo per la maggioranza di quelli che io ritengo essere i grillini, i grillanti… Se questo è il nuovo linguaggio della politica -visto che posso permettermelo dato che non sono un politico- la risposta al vaffanculo di Grillo è: vaffanculo ci vada lui e quelli che lo sostengono.

Intervento audio completo

Dissidenti

settembre 27, 2007

850 monaci arrestati in Birmania durante la rivolta non violenta contro il regime militare. Arrestati anche dirigenti della Lega nazionale per la democrazia (Lnd), il partito della dissidente e Nobel per la pace (1991) Aung San Suu Kyi.

Panico in tutta l’Asia, nessuno di loro riceverà la certificazione di trasparenza beppegrillo.it.
Preoccupato anche Marco Travaglio: “C’è un pericolo imminente d’indulto”.

Balle

settembre 21, 2007

Beppe Grillo ci fa sapere dal suo blog che “non ha nulla a che fare” con la Lista Civica Nazionale.

Poi però vai a leggerti il Manifesto con relativi firmatari e te lo trovi dentro fino al collo.

I firmatari di questo manifesto (singole personalità, associazioni, liste civiche, organizzazioni politiche e indipendenti) promuovono una campagna di informazione e di iniziativa politica su questioni che l’attuale ceto politico ignora (con la complicità dell’informazione televisiva) perché affrontarle significherebbe mettere in discussione se stesso e gli equilibri di potere sui quali ha costruito le sue fortune.
I firmatari si pongono l’obiettivo di restituire dignità alla Politica, intesa come servizio al Paese, di rilanciare democrazia ed economia, dopo anni di decadenza, attraverso la partecipazione dei cittadini, il controllo sul potere politico e l’impegno diretto nella gestione della cosa pubblica.

Mi ricorda qualcuno per la spudoratezza.

Beppe Grillo, in maniera ignobile, si serve del dolore e della disperazione di Daniele Pelliciardi, -i cui genitori il 21 agosto scorso furono barbaramente seviziati e assassinati durante una rapina da tre persone- (uno dei quali, l’albanese Arthur Lleshi, condannato a 9 anni tra il 1999 e il 2000, aveva beneficiato , il 14 settembre 2006, dello sconto di pena previsto dall’indulto), per procedere con la sua campagna populista, qualunquista, demagogica di destra.

Oh..per il prossimo V-day già si parla di una proposta di legge di iniziativa popolare per cancellare dal codice penale l’art. 174, voci più sommesse invece parlano di proposte per: sostituire il ministro dell’Interno con un militare, ripristino della pena di morte e applicazione del codice penale militare. Beppe Grillo, in orbace dal balcone di piazza Venezia, fornirà presto i dettagli.

Una cosa lunga e noiosa che ho scritto per Giornalettismo.

Prevedibile e frettoloso. Beppe Grillo concretizza, prova a farsi burattinaio di una serie di liste civiche per le amministrazioni comunali.
Con tanto di “certificazione di trasparenza beppegrillo.it” (c’è scritto così davvero!) nel caso si risponda positivamente ai “requisiti” che Beppe pubblicherà sul blog.
Uno dei requisiti è l’essere incensurati (quindi lui è fuori) e naturalmente non bisogna essere iscritti ad alcun partito (nemmeno l’Italia dei Valori?).
Il blog (Beppe Grillo e il suo Staff) sarà il quartier generale delle liste certificate, con tanto di piattaforma on-line per tenerle in contatto.
Beppe ci tiene a dire che i cittadini sono megafoni di se stessi, però con i suoi requisiti, e sempre sotto supervisione del blog.

Law & Order

settembre 12, 2007

Il direttore dell’ex organo di stampa del Movimento Sociale Italiano, ora Alleanza Nazionale, Flavia Perina, elogia il V-day e scrive: “il successo del Vaffa day è la più plateale conferma che nell’area del centrosinistra esistono fasce sensibili a temi tipicamente di destra

A sinistra

settembre 12, 2007

Eugenio Scalfari nell’editoriale di oggi su la Repubblica ti fa quasi venir voglia di comprarla più spesso.

(…)Non inganni lo slogan “né di destra né di sinistra”. Si tratta infatti di uno slogan della peggiore destra, quella populista, demagogica, qualunquista che cerca un capo in grado di de-responsabilizzarla.Il più vivo desiderio delle masse, cioè dell’individuo ridotto a folla e a massa, è di essere de-responsabilizzato. Vuole questo. Vuole pensare e prendersi cura della propria felicità delegando ad altri il compito di pensare e decidere per tutti. Delega in bianco, semmai con una scadenza. Ma le scadenze, si sa, sono scritte con inchiostri molto leggeri che si cancellano in breve tempo. Il potere, una volta conquistato, ha mille modi per perpetuarsi.(…)

Daniele Luttazzi parte con “spunti di riflessione, niente di più“, continua e conclude con la più lucida e forte critica a Grillo e al Grillismo.

Rimanendo serio

settembre 11, 2007

Intellettuale di sinistra col portafoglio a destra“.

Con questa divertentissima battuta, Beppe Grillo, dalla colonna virtuale del suo blog, inveiva tra gli altri contro Michele Serra. Il fondatore di Cuore (già autore di Grillo quando  Grillo faceva il comico), che nel suo articolo su Repubblica.it “La Piazza di Grillo tra politica e populismo” aveva evidentemente riconosciuto i meriti di Grillo, ponendo però alcuni problemi di “forma”, si è visto appioppare il grazioso giudizio dall’ex comico, che continuava: “(…) ha affermato che comincia ADESSO a capire la Rete, ma che il mio giudizio sull’otto settembre è una belinata. Non dice perchè, non ne ha bisogno. E’ un intellettuale di sinistra.”
Salvo che per Serra, la “belinata” era la frase di Grillo “dal 1943 non è cambiato niente”. Nient’altro. Frase colma di demagogia, che seppur voleva essere provocatoria passa impunemente sopra alla storia dell’Italia Reppubblicana. Troppo morbido Michele, non belinata (che lo capiscono solo i liguri), ma cazzata (che è nazionale!).

Alle parole poi “col portafoglio a destra” non posso fare a meno di sorridere, e mi passano davanti Ferrari, barche, case a Porto Cervo e condoni tombali. E mi viene in mente una cosa che disse padre Alex Zanotteli commentando il suo primo incontro con Grillo, in casa sua: “Io sono entrato come si entra nei grandi santuari: una bellissima villa con piscina e mi son seduto un po’ imbarazzato e lui lo era ancora più di me e dice: “Sai io mi sento imbarazzato davanti a te, però cos’è che possiamo fare?”. Io gli ho detto: “Guarda io non mi aspetto da te che tu faccia il monaco, ma penso che sia importante in questo momento che facciamo girare determinati messaggi e quindi se tu puoi portare in giro per l’Italia e ho visto che c’è gente che ha voglia di una cultura alternativa, per favore datti da fare. Poi sul tuo stile di vita ci ritorneremo sopra”.

Critiche anche a Moretti, il quale “era pompato dai giornali e dalle tv. Finito l’assedio televisivo è sparito“. Cioè Moretti è uno che fa politica solo per farsi vedere dalle telecamere.

E allora avanti i Grillo, i Travaglio, la Guzzanti e tutta la giullareria postcomunista, che aspetta solo uno stormir di fronde per riscoprirsi radicale come ai bei tempi, salvo poi fare proposte di destra, ovvio.

In fondo a destra

settembre 10, 2007

L’8 settembre centinaia di migliaia di persone (ieri repubblica.it parlava di 300mila firme) si sono riversate nelle piazze d’Italia per urlare un liberatorio vaffanculo all’attuale classe politica, la quale “non ci rappresenta” è “sempre più casta” ed è “sempre più arroccata su stessa”. Quindi vaffanculo. Vaffanculo-Day. Roba grossa.

L’iniziativa è stata lanciata il 14 Giugno 2007 dal blog di Beppe Grillo, tramite il quale l’ex comico genovese ci esortava a scendere in piazza “per ricordare che dal 1943 non è cambiato niente”. Ma per pietà, non chiamatelo populista, o demagogo, che i grillini s’incazzano.

Più tardi, martedì 10 Luglio, in sella ad una BMW Serie 5 E39 con autista, Beppe Grillo approdava davanti al palazzo della Corte di Cassazione, a Roma, atteso da alcuni volenterosi ragazzi, i ragazzi del meetup di Roma. Motivo? Depositare una proposta di legge di iniziativa popolare. Roba decisamente forte, tantopiù che la Corte dei Conti, alcuni giorni dopo, “benediva” l’iniziativa di Grillo. “Chi e’ condannato in via definitiva deve essere destituito dalla carica che riveste” diceva sicuro il procuratore generale della magistratura contabile Claudio De Rose.

La legge prevede:

Aggiunta di ulteriori cause d’ineleggibilità (perpetua!) a quelle disposte dal D.P.R. del 30 marzo 1957, n 361, e cioè: “l’essere stati eletti per due volte all’ufficio di membro parlamentare” (insoldoni, dopo due legislature vai a casa); “l’essere stati condannati con sentenza definitiva per reato non colposo ovvero a pena detentiva superiore a mesi 10 e giorni 20 di reclusione per reato colposo”.
Sospensione e decadenza dall’ufficio di parlamentare.
“sono sospesi dall’ufficio, con delibera della Camera di appartenenza, i membri che hanno riportato, anche precedentemente alla proclamazione dell’elezione, una condanna non definitiva per reato non colposo ovvero a pena detentiva superiore a mesi 10 e giorni 20 di reclusione per reato colposo. La sospensione cessa automaticamente in caso di successiva assoluzione dell’imputato.” Ciò vale anche per le sentenze non definitive di condanna pubblicata prima dell’entrata in vigore della legge, in quanto pubblicate dal PM al Presidente della Repubblica entro 30 gg.
“Il Presidente della Repubblica può, ai sensi dell’art. 88 della Costituzione della Repubblica, sciogliere la Camera che omette di deliberare entro trenta giorni dal ricevimento del messaggio di cui al comma precedente.”
Introduzione del voto di preferenza.
“ogni elettore dispone di un voto di lista e di un voto di preferenza per determinare l’ordine dei candidati compresi nella lista votata”.

Per l’ultimo punto, senza bisogno di scomodare Grillo, si erano mossi migliaia di italiani, “per il referendum Segni contro questa indecorosa legge elettorale proprio perché non sopportano più il piglio castale e l’autoreferenzialità malata delle varie leadership di partito” (Michele Serra).

Analizziamo brevemente gli altri punti.
In uno Stato di diritto (Rechtsstaat), nelle democrazie moderne e da qualche parte nella Costituzione, la pena si esaurisce e serve a “riabilitare” il condannato e a fare da deterrente. E non l’ha mica scritta Foucault la Costituzione. La proposta di Grillo ignora la ratio della pena e si limita a dare una bella mano di bianco. Con la destra, ovviamente.
Non da meno la pena è inflitta dal giudice. Montesquieu, quando ci insegnò come deve essere fatta una Democrazia, sottolineò il concetto di separazione dei poteri. E’ compito del potere giudiziario, della Magistratura, decidere la pena nei confronti di chi viola la legge. Se il giudice ritiene ce ne sia ragione, infligge l’interdizione dai pubblici uffici, non aspetta che Grillo proponga una legge che stabilisce che un cittadino non può (per legge!) eleggere qualcuno che abbia subìto condanne definitive. Grillo, magari non rendendosene conto, propone di fatto quell’ingerenza della politica sulla giustizia contro la quale si sbraita a teatro.
Io voglio essere libero di eleggere qualcuno che abbia subito una condanna definitiva, e mi terrorizza che questa libertà me la tolga Grillo, insieme a 300mila persone, che di sicuro non hanno votato il Polo, e che per buona parte si credono di sinistra. La cosa mi violenta.

Il punto sulle due legislature è un classico argomento “de panza”, di quelli facili facili, che danno un sacco di consenso. Preso atto che abbiamo un Parlamento pieno di vecchi politici, gente che siede lì da 50 anni, la soluzione sarebbe una legge che limiti a due legislature “l’iter” di un politico. Roba da statisti. Senza contare il fatto che una legislatura può durare anche un mese, è impensabile mandare a casa un politico che (ad esempio) fa antimafia, ha vinto delle battaglie, che con la sua faccia ha conquistato e meritato la credibilità e la fiducia dei cittadini, i quali da lui si sentono rappresentati. E invece no, politico con scadenza, come le mozzarelle. Le basi della democrazia col timer.

Il rischio è che per ragioni emotive si tentino di risolvere problemi grandissimi puntando sul breve periodo, senza lungimiranza, non tenendo conto delle gravissime ripercussioni che determinati provvedimenti provocherebbero nel lungo periodo. Il popolo vota Berlusconi? Rendiamo ineleggibile Berlusconi, così risolviamo il problema! No. Il problema è che Berlusconi non è l’origine dei problemi, ma la conseguenza logica del nostro modo di fare politica, di vivere. Di ognuno di noi.

Caro Grillo e cari italiani incazzati, la rivolta va bene, anzi, va benissimo. Ma non rivolte di pancia, qualunquiste, partorite da un altro uomo al balcone. La rivolta dev’esserci ogni giorno, ognuno di noi, per tutta la giornata. E non solo in piazza coi banchetti, ma dentro di noi, nella nostra quotidianità, nei nostri singoli atti pubblici, politici. Così non mandiamo a casa nessuno subito, ma creiamo qualcosa di nuovo, per il futuro.

Un’ottima rivolta politica l’8 settemebre l’ha fatta Naomi Klein, a Vicenza, a sostenere il No Dal Molin e a presentare il cortometraggio “Shock Economy. L’ascesa del capitalismo dei disastri“. Roba seria, questa sì.

Ps: un mio amico ha ideato questa bella iniziativa. Merita un’occhiata.