Le ragioni del nemico*

gennaio 14, 2008

I nipotini di Strauss alla Casa Bianca continuano a battere il ferro, che rimarrà caldo almeno per un altro anno. Da Abu Dhabi, George W. (che di Strauss probabilmente non conosce neppure l’esistenza) ci spiega che il prossimo bersaglio è l’Iran, mossa che non ha sorpreso affatto una ormai nutrita fetta di opinione pubblica che da tempo segue con interesse la politica estera statunitense, largamente anticipata dalle relazioni di William Kristol e i suoi.

Precedenti storici.
Nel Maggio 1953 la CIA (capitanata all’epoca dall’ambiguo Allen Dulles) faceva partire l’operazione Ajax: il primo di una lunga serie di colpi di stato organizzati dalla CIA.
Accadeva che il primo ministro Mossadeq aveva da poco deciso di privatizzzare la società anglo-iraniana Oil company, di fatto, nazionalizzare il petrolio.
Le autorità britanniche decretarono allora l’embargo internazionale contro l’Iran. Per le compagnie petrolifere (Americane e britanniche) però, questo non era sufficiente, e lasciarano l’Iran. Si doveva perciò fare qualcosa per allontanare Mossadeq, e riportare a casa il giovane Scià.
Dietro l’operazione c’era la British Petroleum. Il primo ministro inglese Winston Churchill nonchè il futuro Ministro degli Esteri Harold Macmillan, spinsero affinchè Eisenhower, Allen Dulles e i servizi americani intervenissero. E paradossalmente l’argomento più convincente non fu assicurare i diritti di una parte di petrolio iraniano, quello che convinse definitivamente il presidenete Eisenhower fu l’idea che Mossadeq potesse diventare una pedina dell’Unione Sovietica, cioè l’Iran come la Cina. E Eisenhower non voleva passare alla storia come il presidente che aveva fatto arrivare i russi in Medio-Oriente. Richard Helms (direttore della CIA dal 1969 al 1973) ha recentemente dichiarato che se non si fosse agito in quel modo, “oggi ci saremmo trovati al centro dell’Asia un governo comunista”.
Arrestato il “maxista” Mossadeq, scongiurato il pericolo comunista e chiarito a chi appartenesse il petrolio, lo Scià Mohammad Reza Pahlavi ritorna, sospende le garanzie costituzionali e assume pieni poteri fino alla rivoluzione islamica del 1979. 25 anni di dittatura e torture varie.

Oggi il contesto è chiaramente cambiato, il pericolo comunista è appassito ufficialmente da quasi 20 anni.In una lettera all’ideologo del nazismo Carl Schmitt, Leo Strauss scrive: «Poiché il genere umano è intrisecamente cattivo, deve essere governato. Un simile governo può essere stabilito, tuttavia, solo quando gli uomini sono uniti e possono essere uniti soltanto contro altri uomini». Che tradotto significa, abbiamo sempre bisogno di un nemico. Il nemico è però diventano potenziale, e le guerre, preventive. Con questa logica, supportata da un impianto filosofico imponente, (si va da Strass a Trotzkij) l’America “neocons” ha bisogno di esportare il suo modello ai nemici potenziali, devastando la cultura vigente e imponendo la propria. Saccheggiando quelle terre delle loro risorse e mentendo (“le nobili bugie”, concetto del maestro Strass) al popolo, ma solo per fare del bene all’America.
Il discorso filosofico però, non deve oscurare quello strettamente economico, di interesse. A fianco di Leo Strauss, ci sono multinazionali del petrolio, pezzi di capitalismo che cercano di accapparrarsi gas, e di costruire oleodotti e gasdotti per migliaia di km, devastando case, musei e persone che intralciano la traiettoria. Devastando l’ambiente. Ci sono le industrie di armamenti, che con questa politica della guerra preventiva, della “rivoluzione permanente” (concetto Trotzkijsta) sono in assoluto al primo posto nella classifica del settore commerciale con più introiti. Le armi. Sul PNAC si accontentavano di 90, 95 miliardi di dollari l’anno. Oggi siamo arrivati a 400 miliardi di dollari, contro i 60 della Russia e i 50 della Cina.
Affari d’oro per la Boeing, la Lockheed o la Raytheon, colossi che spesso finanziano trasversalmente la politica.

Senza contare che L’iran è la scorciatoia sulla quale costruire i gasdotti che dal bacino del Mar Caspio vanno fino alle petroliere nell’oceano Indiano. E si parla di combustibile stimato per 60 miliardi di barili.
Le componenti, come al solito, sono tante e complicate. E come al solito non possiamo ridurre o semplificare il discorso. La cosa certa è che per contrastare la politica del nemico, bisogna prima capirla.

*titolo tra l’altro di un libello che sto faticosamente scrivendo

Falchi

dicembre 19, 2007

Mentre Camillo si felicita che il senato americano ha approvato finanziamenti per 70 miliardi di dollari destinati alle missioni militari (“Senate Approves $70 Billion War Funding for Iraq, Afghanistan”) noi facciamo una piccola analisi.

Il Washington Post aveva anticipato che i comandanti militari in Afghanistan chiedevano a Bush di aumentare con uomini e armi il contingente USA. Detto fatto.
Il Premier australiano Kevin Rudd lamentava la “criticità” della situazione afgana, denunciando un aumento della coltivazione di oppio e del narcotraffico. Chiedeva quindi alla NATO un contributo maggiore.
Il presidente del Senato Franco Marini a Napoli chiede di “potenziare, con mezzi adeguati e personale addestrato, le missioni italiane nei Balcani in Medio Oriente ed in Afghanistan“.

Non è difficile immaginare che i falchetti sono pronti a fare in Afghanistan quello che hanno già fatto in Iraq, che è ancora teatro di una guerra sanguinosa: solo a novembre sono stati 711 i civili uccisi.

In Italia la situazione è la seguente:
Ci sono i falchi italiani, tra cui annoveriamo anche Marini, che sono proni alla politica estera degli USA.
D’Alema è (oltre che un paraculo) a metà tra la diplomazia e il non scontentare Washington.
La sinistra Arcobaleno chiede che l’Europa si faccia promotrice di un processo di pacificazione del Paese che ricomprenda non solo i talebani ma i paesi confinanti; che riconfiguri la missione da militare a operazione di polizia dell’ONU, prevedendo un ritiro del nostro contingente; che sostenga economicamente la ricostruzione del Paese richiedendo in cambio il rispetto dei diritti umani.

A Febbraio in parlamento si voterà sulle missioni militari internazionali, noi come al solito staremo a guardare.

Un grazie a Silvana Pisa per le informazioni.