Il Partito Democratico ha stabilito definitivamente la sua strategia per le elezioni di aprile. Si va da soli. Anzi, si va con chi condivide pienamente il programma del PD.
Dall’altra parte Silvio ha sfornato quello che era già in fase embrionale parecchio tempo fa, cioè il Popolo delle Libertà. Già dentro An, Lega (Federata), Rotondi, Dini, Mastella ci sta pensando, e prossimamente l’UDC di Casini. Che il suo padrone l’ha scelto, ed è Berlusconi, come ha più volte ribadito ultimamente in tv. Poco comprensibile sarebbe altrimenti la scelta di Baccini e Tabacci di uscire e creare la Rosa Bianca, nata perchè Casini ha messo definitivamente da parte l’idea di un grande centro senza Berlusconi.
Nel partito democratico, da cui mi divide politicamente tutto, ci sono persone oneste e stimabili. Ci sono anche persone oneste che non stimo, e ci sono anche disonesti. Insomma, è un partito. Chi vuole semplificare dice che Veltroni è il braccio armato di Chiesa e Confindustria. Questa, oltre che una sciocchezza oggettiva è soprattutto un modo di porre la questione in maniera sempliciotta. Nel Pd, come in ogni partito, ci sono diverse anime, da quelle più progressiste a quelle più conservatrici. D’altra parte è un partito che racchiude post comunisti e post democristiani. E’ un partito complesso, che mira ad un rinnovamento. Ed è tutto quello che non voglio per l’Italia. Detto questo, sono assolutamente certo che nell’attuale sistema di democrazia rappresentativa, e nell’attuale sistema elettorale, le alleanze vadano fatte (come dice giustamente Silvana Pisa nel suo ultimo intervento al Senato), alleanze e mediazioni, e non “pur di governare” ma per governare meglio e rappresentare di più.
Ora, siccome io tra la lotta armata e dare il Paese a Berlusconi preferisco la terza via, che consiste nell’accettare compromessi e mediazioni con gente presentabile, ritengo che sia un suicidio la scelta solitaria del PD. E ve lo dimostro.

Di seguito lo schema con i risultati elettorali di poco meno di due anni fa.

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Prendiamo per buone queste votazioni, dopotutto è passato poco tempo. Solo per farci un’idea. Non consideriamo la sfiducia di una parte consistente dell’elettorato che ha votato l’Unione e oggi si ritrova ancora le leggi vergogna, il conflitto degli interessi, la subalternità alla politica esterna statunitense ecc.
Il PD, da solo, alla camera, prenderebbe circa 12 milioni di voti. Non contandoo nemmeno quella minoranza che non voterà più i “Ds” perchè emigrati a sinistra con la scissione di Mussi. 12 milioni se va alla grande.
Dall’altra parte, compatti anche se divisi, prenderanno quantomeno i voti dell’anno scorso, poi s’imbarcheranno Mastella, e tutti gli indecisi scontenti del governo delle tasse. Non meno di 20 milioni di voti. Contro i 12 del Pd e i 5 della Cosa Rossa. Con l’attuale legge elettorale la camera sarà occupata dal partito di Berlusconi e Fini, da Casini e dalla Lega. Suicidio.

Al Senato la Casa delle Libertà prese 428.179 voti in più, ma perse per il sistema elettorale. Oggi, col Pd da solo, la situazione sarebbe disastrosa. Il PD a 10 milioni di voti se va bene, (11 se va molto bene, e se entra anche l’IDV, ma così non va a solo). Cosa Rossa a 4 (5 se va bene). Dall’altro lato compatti sulle poltrone occuperanno il Senato con una maggioranza assoluta. Insieme arrivano a 18 milioni bendati.

Dopo aver occupato Camera e Senato con maggioranze schiaccianti, Berlusconi riaprirà il dialogo con Veltroni per le grandi riforme.
Ah no, quest’ultima cosa no.

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Ripasso settimanale

gennaio 29, 2008

Carissimi amici del martedì, la settimana passata è stata segnata da due dimissioni importanti. Quella di Romano Prodi, che ha lassiato (come direbbe lui) la presidenza del consiglio dopo essere andato sotto al senato al voto di fiducia. E quella di Salvatore Cuffaro, che da sabato non è più governatore della regione Sicilia causa cannoli.
Dopo aver ottenuto la fiducia alla Camera, Prodi ha giustamente proseguito l’iter parlamentare contando uno per uno i senatori che ancora sostenevano il suo governo, ne abbiamo contati 156, compresi alcuni senatori a vita. Mastella alla fine, senza nessuna motivazione politica è stato l’ago della bilancia per demolire questo governo nato traballante, con numeri precari e con alleanze che hanno fatto perdere qualunque senso alla denominazione “centro-sinistra”. Conoscendo la storia politica del collezionista di poltrone, siamo sicuri che Clemente ricoprirà un incarico di rilievo in un eventuale e prossimo Governo di centro destra, non è uno che lascia a perdere, questo lo dice la storia.
Consueto civile scambio dialettico aristotelico dai banchi del Senato: con Castelli che paragona l’orgoglio Prodiano con un discorso di Mussolini al Lirico nel Dicembre del 1944 (“Qualunque cosa accada il seme è destinato a germogliare”). Con Fisichella, che ringrazia sentitamente Rutelli per averlo accolto tra i suoi dopo la rottura con Fini ma che rivendica una certa autorità. “mi permetto di ricordare che non ero e non sono un tizio qualunque cui viene regalato un seggio parlamentare”. Turigliatto, che già prima del voto preparava una sinistra di opposizione perchè “la sinistra ha ingoiato tutto senza riuscire ad ottenere nulla” (che è vero vero vero, ma ora?), e quando vota no viene ricoperto di applausi che paiono beffardi dai banchi delle destre. O il destro Morselli, che cita (male) il “finanzial taim” e afferma che Prodi verrà “sappellito”. Rimarrà alla storia l’intervento di Francesco Nitto Palma (Forza Italia), che si ricorda di essere uomo di legge e parte coi virtuosismi in latino. Anzi, prima in francese: “Après moi, le dèluge” (dopo di me, il diluvio) rimproverando Prodi di prendersi veramente troppo sul serio (“Ella rifiutò, perchè ella si ritiene..”). Poi si scatena: “Dum Romae Consulitur, Saguntum expugnatur” “Obtorto collo”, “Acta est fabula”, “Acta est tragedia”…e via via traducendo “ove mai lei non avesse particolare dimestichezza con il latino”.
Ma il caos esplode alla chiusura dell’intervento del Senatore Cusumano (ex Udeur), senatore dal 1992, ai tempi era DC.Conclude un confuso intervento Cusumato: “Scelgo in solitudine, scelgo con la mia libertà, scelgo con la mia coerenza (…) scelgo per la fiducia a Romano Prodi”. Apriti Cielo.
Dai banchi di An comincia Nino Strano “Cesso, sei un cesso”, “Merda, sei una merda, merda!” E mentre Marini sollecita il senatore Massidda a iniziare in suo intervento nel caos: “Senatore Massidda collabori!! E proviamoci!!” il senatore Barbato, capogruppo dell’Uder, parte di gran carriera “Vergona, Vergogna” mimando un aggressione con tanto di (tentato?) sputo. Cusumato impallidisce e sviene. Seduta sospesa. Mini spot per noi, torniamo subito. Finisce come sapete, 156 a 161, niente fiducia e dimissioni. Con il senatore Nino Strano che si distingue per garbo e rispetto formale delle Istituzioni urlando “Prodi, accattate sta mortadella!” gustandosi una bella fetta direttamente in aula.
E insomma, è andata così. Ora elezioni.

L’altra dimissione celebre, come detto, è stata quella di Totò Cuffaro, che nel dopo sentenza, a caldo, si era detto tranquillo, felice per non essere stato ritenuto un favoreggiatore di Cosa Nostra, e promettendo “non mi dimetto”. Intanto il Ministero dell’Interno aveva avviato un procedimento di sospensione richiesto dalla procura di Palermo, ma Totò anticipa tutti. Si dimette, anche grazie ai pressing di Miccichè (!) e di Dell’Utri (!!), grazie ai cannoli con i quali ha festeggiato la condanna light, e dopo che la sua situazione processuale stava imbarazzando un partito che lavora per un grande centro moderato. O forse no, visto che pare si stia già preparando a diventare senatore. O Parlamentare Europeo. Il problema, ora, è un altro. E cioè il successore di Cuffaro. Chi tra i moderati si aspetta un cambio radicale, una faccia nuova, un nuovo modo di fare politica, più trasparente, meno clientelare, mano baci o strette di mano, probabilmente avrà da ricredersi. Il successore ideale ha una faccia, un nome e un cognome. Si chiama Raffaele Lombardo, e già adesso controlla una miriade di voti nella Sicilia Orientale, con metodi che ricordano molto quelli di Totò.
Scrive Bolzoni su Repubblica “Vengono tutti e due da là (Democrazia Cristiana, NdA) Cuffaro e Lombardo, il primo che farà 50 anni a febbraio e l’altro 58 ad ottobre, tutti e due fedelissimi dell’ex ministro Calogero “Lillo” Mannino, il grande vecchio della Dc siciliana, il loro maestro, il loro prezioso consigliere ancora negli ultimi difficili mesi con un governatore in bilico e un altro in pectore. Tutti e due ex della scuola dai Salesiani, tutti e due medici.
Un altro medico, ex DC e vicino a quegli esponenti della DC sicialiana che entravano e uscivano dai tribunali per processi di mafia.
Una parte della Sicilia (e dell’Italia) ha scoperto che non basta liberarsi di Cuffaro per cambiare il sistema politico siciliano. E questo è solo un esempio dell’incostistenza di quelle proposte di legge che vedono come la panacea di tutti i mali quella di agire esclusivamente dal punto di vista penale e processuale per risolvere problemi culturali, radicati nelle persone, che non si cambiano coi decreti legge.
Fra tre mesi la Sicilia è di nuovo chiamata a votare per eleggere il nuovo governatore. Speriamo che il lavoro di Rita Borsellino e delle forze progressiste in Sicilia sia servito a qualcosa.

La camega apgova

gennaio 24, 2008

Diritto di replica

settembre 21, 2007

Gentile Daniele
lei cita proprio le leggi con cui io non sono d’accordo. A riguardo sto per presentare anche un proposta di legge. Avremo modo di confrontarci nuovamente.
Cordiali saluti

Donatella Poretti

Annamo bene..

Beppe Grillo, in maniera ignobile, si serve del dolore e della disperazione di Daniele Pelliciardi, -i cui genitori il 21 agosto scorso furono barbaramente seviziati e assassinati durante una rapina da tre persone- (uno dei quali, l’albanese Arthur Lleshi, condannato a 9 anni tra il 1999 e il 2000, aveva beneficiato , il 14 settembre 2006, dello sconto di pena previsto dall’indulto), per procedere con la sua campagna populista, qualunquista, demagogica di destra.

Oh..per il prossimo V-day già si parla di una proposta di legge di iniziativa popolare per cancellare dal codice penale l’art. 174, voci più sommesse invece parlano di proposte per: sostituire il ministro dell’Interno con un militare, ripristino della pena di morte e applicazione del codice penale militare. Beppe Grillo, in orbace dal balcone di piazza Venezia, fornirà presto i dettagli.

Una cosa lunga e noiosa che ho scritto per Giornalettismo.

Dio c’è

settembre 14, 2007

 Il Vaticano difende Prodi: “lo stato vegetativo è una vita da rispettare”

 EDIT 15/09: qui invece un post serio

(…) I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge. (Art. 54 Costituzione)

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Clemente Mastella, semmai fosse ancora sul bordo, oggi ha passato il segno.

Non tanto perchè sfrutta aerei presidenziali da 20 mila euro a botta per andare a vedersi il gran premio col figlio. Nè l’aver fatto da testimone di nozze, insieme a Cuffaro, al Campanella amico degli amici, e nemmeno il fatto che stimi all’inverosimile Andreotti. Non è l’aver piazziato moglie e figli in parlamento, o per i suoi ribaltoni, il suo niente da ministro del lavoro nel governo Berlusconi, per carità non vogliamo affrontare la questione del concorso in bancarotta fraudolenta per il fallimento del Napoli, e nemmeno perchè si circonda di Salini vari..

Il problema è Briatore..puoi essere amico di Briatore? Dai, qui non è una questione di diritto penale, non siamo manettari da queste parti, qui stiamo parlando di Briatore. E poi a parte tutto, Mastella ci stai sui coglioni, diciamocelo.

Quindi io la butto lì, petizione, per far sapere a lor signori quanti elettori del centro sinistra considerano Mastella incompatibile anche col più sofferto compromesso politico. Mettete il bannerino sui vostri blog, fatevene uno vostro, divulgate il verbo, e un giorno anche noi avremo il nostro Day, il Mastella Day.

A sinistra

settembre 12, 2007

Eugenio Scalfari nell’editoriale di oggi su la Repubblica ti fa quasi venir voglia di comprarla più spesso.

(…)Non inganni lo slogan “né di destra né di sinistra”. Si tratta infatti di uno slogan della peggiore destra, quella populista, demagogica, qualunquista che cerca un capo in grado di de-responsabilizzarla.Il più vivo desiderio delle masse, cioè dell’individuo ridotto a folla e a massa, è di essere de-responsabilizzato. Vuole questo. Vuole pensare e prendersi cura della propria felicità delegando ad altri il compito di pensare e decidere per tutti. Delega in bianco, semmai con una scadenza. Ma le scadenze, si sa, sono scritte con inchiostri molto leggeri che si cancellano in breve tempo. Il potere, una volta conquistato, ha mille modi per perpetuarsi.(…)

Daniele Luttazzi parte con “spunti di riflessione, niente di più“, continua e conclude con la più lucida e forte critica a Grillo e al Grillismo.

Rimanendo serio

settembre 11, 2007

Intellettuale di sinistra col portafoglio a destra“.

Con questa divertentissima battuta, Beppe Grillo, dalla colonna virtuale del suo blog, inveiva tra gli altri contro Michele Serra. Il fondatore di Cuore (già autore di Grillo quando  Grillo faceva il comico), che nel suo articolo su Repubblica.it “La Piazza di Grillo tra politica e populismo” aveva evidentemente riconosciuto i meriti di Grillo, ponendo però alcuni problemi di “forma”, si è visto appioppare il grazioso giudizio dall’ex comico, che continuava: “(…) ha affermato che comincia ADESSO a capire la Rete, ma che il mio giudizio sull’otto settembre è una belinata. Non dice perchè, non ne ha bisogno. E’ un intellettuale di sinistra.”
Salvo che per Serra, la “belinata” era la frase di Grillo “dal 1943 non è cambiato niente”. Nient’altro. Frase colma di demagogia, che seppur voleva essere provocatoria passa impunemente sopra alla storia dell’Italia Reppubblicana. Troppo morbido Michele, non belinata (che lo capiscono solo i liguri), ma cazzata (che è nazionale!).

Alle parole poi “col portafoglio a destra” non posso fare a meno di sorridere, e mi passano davanti Ferrari, barche, case a Porto Cervo e condoni tombali. E mi viene in mente una cosa che disse padre Alex Zanotteli commentando il suo primo incontro con Grillo, in casa sua: “Io sono entrato come si entra nei grandi santuari: una bellissima villa con piscina e mi son seduto un po’ imbarazzato e lui lo era ancora più di me e dice: “Sai io mi sento imbarazzato davanti a te, però cos’è che possiamo fare?”. Io gli ho detto: “Guarda io non mi aspetto da te che tu faccia il monaco, ma penso che sia importante in questo momento che facciamo girare determinati messaggi e quindi se tu puoi portare in giro per l’Italia e ho visto che c’è gente che ha voglia di una cultura alternativa, per favore datti da fare. Poi sul tuo stile di vita ci ritorneremo sopra”.

Critiche anche a Moretti, il quale “era pompato dai giornali e dalle tv. Finito l’assedio televisivo è sparito“. Cioè Moretti è uno che fa politica solo per farsi vedere dalle telecamere.

E allora avanti i Grillo, i Travaglio, la Guzzanti e tutta la giullareria postcomunista, che aspetta solo uno stormir di fronde per riscoprirsi radicale come ai bei tempi, salvo poi fare proposte di destra, ovvio.

In fondo a destra

settembre 10, 2007

L’8 settembre centinaia di migliaia di persone (ieri repubblica.it parlava di 300mila firme) si sono riversate nelle piazze d’Italia per urlare un liberatorio vaffanculo all’attuale classe politica, la quale “non ci rappresenta” è “sempre più casta” ed è “sempre più arroccata su stessa”. Quindi vaffanculo. Vaffanculo-Day. Roba grossa.

L’iniziativa è stata lanciata il 14 Giugno 2007 dal blog di Beppe Grillo, tramite il quale l’ex comico genovese ci esortava a scendere in piazza “per ricordare che dal 1943 non è cambiato niente”. Ma per pietà, non chiamatelo populista, o demagogo, che i grillini s’incazzano.

Più tardi, martedì 10 Luglio, in sella ad una BMW Serie 5 E39 con autista, Beppe Grillo approdava davanti al palazzo della Corte di Cassazione, a Roma, atteso da alcuni volenterosi ragazzi, i ragazzi del meetup di Roma. Motivo? Depositare una proposta di legge di iniziativa popolare. Roba decisamente forte, tantopiù che la Corte dei Conti, alcuni giorni dopo, “benediva” l’iniziativa di Grillo. “Chi e’ condannato in via definitiva deve essere destituito dalla carica che riveste” diceva sicuro il procuratore generale della magistratura contabile Claudio De Rose.

La legge prevede:

Aggiunta di ulteriori cause d’ineleggibilità (perpetua!) a quelle disposte dal D.P.R. del 30 marzo 1957, n 361, e cioè: “l’essere stati eletti per due volte all’ufficio di membro parlamentare” (insoldoni, dopo due legislature vai a casa); “l’essere stati condannati con sentenza definitiva per reato non colposo ovvero a pena detentiva superiore a mesi 10 e giorni 20 di reclusione per reato colposo”.
Sospensione e decadenza dall’ufficio di parlamentare.
“sono sospesi dall’ufficio, con delibera della Camera di appartenenza, i membri che hanno riportato, anche precedentemente alla proclamazione dell’elezione, una condanna non definitiva per reato non colposo ovvero a pena detentiva superiore a mesi 10 e giorni 20 di reclusione per reato colposo. La sospensione cessa automaticamente in caso di successiva assoluzione dell’imputato.” Ciò vale anche per le sentenze non definitive di condanna pubblicata prima dell’entrata in vigore della legge, in quanto pubblicate dal PM al Presidente della Repubblica entro 30 gg.
“Il Presidente della Repubblica può, ai sensi dell’art. 88 della Costituzione della Repubblica, sciogliere la Camera che omette di deliberare entro trenta giorni dal ricevimento del messaggio di cui al comma precedente.”
Introduzione del voto di preferenza.
“ogni elettore dispone di un voto di lista e di un voto di preferenza per determinare l’ordine dei candidati compresi nella lista votata”.

Per l’ultimo punto, senza bisogno di scomodare Grillo, si erano mossi migliaia di italiani, “per il referendum Segni contro questa indecorosa legge elettorale proprio perché non sopportano più il piglio castale e l’autoreferenzialità malata delle varie leadership di partito” (Michele Serra).

Analizziamo brevemente gli altri punti.
In uno Stato di diritto (Rechtsstaat), nelle democrazie moderne e da qualche parte nella Costituzione, la pena si esaurisce e serve a “riabilitare” il condannato e a fare da deterrente. E non l’ha mica scritta Foucault la Costituzione. La proposta di Grillo ignora la ratio della pena e si limita a dare una bella mano di bianco. Con la destra, ovviamente.
Non da meno la pena è inflitta dal giudice. Montesquieu, quando ci insegnò come deve essere fatta una Democrazia, sottolineò il concetto di separazione dei poteri. E’ compito del potere giudiziario, della Magistratura, decidere la pena nei confronti di chi viola la legge. Se il giudice ritiene ce ne sia ragione, infligge l’interdizione dai pubblici uffici, non aspetta che Grillo proponga una legge che stabilisce che un cittadino non può (per legge!) eleggere qualcuno che abbia subìto condanne definitive. Grillo, magari non rendendosene conto, propone di fatto quell’ingerenza della politica sulla giustizia contro la quale si sbraita a teatro.
Io voglio essere libero di eleggere qualcuno che abbia subito una condanna definitiva, e mi terrorizza che questa libertà me la tolga Grillo, insieme a 300mila persone, che di sicuro non hanno votato il Polo, e che per buona parte si credono di sinistra. La cosa mi violenta.

Il punto sulle due legislature è un classico argomento “de panza”, di quelli facili facili, che danno un sacco di consenso. Preso atto che abbiamo un Parlamento pieno di vecchi politici, gente che siede lì da 50 anni, la soluzione sarebbe una legge che limiti a due legislature “l’iter” di un politico. Roba da statisti. Senza contare il fatto che una legislatura può durare anche un mese, è impensabile mandare a casa un politico che (ad esempio) fa antimafia, ha vinto delle battaglie, che con la sua faccia ha conquistato e meritato la credibilità e la fiducia dei cittadini, i quali da lui si sentono rappresentati. E invece no, politico con scadenza, come le mozzarelle. Le basi della democrazia col timer.

Il rischio è che per ragioni emotive si tentino di risolvere problemi grandissimi puntando sul breve periodo, senza lungimiranza, non tenendo conto delle gravissime ripercussioni che determinati provvedimenti provocherebbero nel lungo periodo. Il popolo vota Berlusconi? Rendiamo ineleggibile Berlusconi, così risolviamo il problema! No. Il problema è che Berlusconi non è l’origine dei problemi, ma la conseguenza logica del nostro modo di fare politica, di vivere. Di ognuno di noi.

Caro Grillo e cari italiani incazzati, la rivolta va bene, anzi, va benissimo. Ma non rivolte di pancia, qualunquiste, partorite da un altro uomo al balcone. La rivolta dev’esserci ogni giorno, ognuno di noi, per tutta la giornata. E non solo in piazza coi banchetti, ma dentro di noi, nella nostra quotidianità, nei nostri singoli atti pubblici, politici. Così non mandiamo a casa nessuno subito, ma creiamo qualcosa di nuovo, per il futuro.

Un’ottima rivolta politica l’8 settemebre l’ha fatta Naomi Klein, a Vicenza, a sostenere il No Dal Molin e a presentare il cortometraggio “Shock Economy. L’ascesa del capitalismo dei disastri“. Roba seria, questa sì.

Ps: un mio amico ha ideato questa bella iniziativa. Merita un’occhiata.

Partenze

luglio 23, 2007

Parto per le vacanze. Ho pensato a qualcosa che potesse durare un mese e anche di più, e la prima cosa che mi è venuta in mente è questa intervista. Buona visione.

L’immortale/2

luglio 20, 2007

L’immortale

luglio 20, 2007

Alla Ionesco

luglio 18, 2007

La Pravda/2

luglio 17, 2007

Il direttore della Pravda, Paolo Sergeevič Mieli, risulta essere recidivo, quindi perde le
attenuanti.
Il bravo Luigi Ferrarella (ancora lui) sul Corsera di oggi, ci fa sapere che sono state
depositate le motivazioni della Corte d’appello, che con sentenza del 15 Maggio 2007 aveva condannato a due anni Marcello Dell’Utri per tentata estorsione in concorso con un boss mafioso (l’ergastolano Vincenzo Virga) nei confronti di Vincenzo Garaffa, ex presidente della Pallacanestro Trapani e poi senatore repubblicano.
Io le consiglio di ripensarci, abbiamo uomini e mezzi che la possono convincere a cambiare posizione” minacciava il Presidente della biblioteca del Senato davanti a Garaffa che si rifiutava di pagare. Ferrarella, puntuale, cita stralci sintomatici delle motivazioni e commenta da bravo cronista.
L’articolo -che una volta di più potrebbe aprire un dibattito sul fenomeno criminologico Dell’Utri- è nascosto a pagina 18, per lasciare spazio in prima pagina a due notizie di chiara rilevanza sociale: Hillary e Obama che duellano a colpi di video sexy e un tizio che ha nuotato 18 minuti e mezzo nell’acqua del Polo Nord.
Dal resto della stampa nè prima pagina nè pagina 18. Alcune notizie non si danno. In fondo non interessa a nessuno il profilo penale del fondatore del primo partito d’Italia.

Lardo ai giovani

luglio 16, 2007

Furio Colombo (76 anni) si candida a guidare il Partito Democratico. Chi scrive spera vivamente che ci riesca.

Non da meno, chi scrive, si augura che arrivi vivo al giorno dell’assemblea costituente.

Solo finchè conviene

luglio 15, 2007

Torna in auge un disegno di legge depositato circa un anno fa dall’attuale vice presidente dei senatori di Forza Italia Maria Elisabetta Alberti Casellati. L’autorevole Maria Elisabetta, -che nel 2005 da Sottosegretario nel Governo Berlusconi e “vice” di Sirchia, assunse la figlia Ludovica facendole un contratto da portaborse- si propone con questo disegno di legge di abolire il diritto di voto ai senatori a vita.

Maria Elisabetta vorrebbe modificare la Costituzione, ma dimentica un episodio storico fondamentale. E’ il 1994, Palazzo Madama, si vota la fiducia al primo governo Berlusconi. I senatori sono 326, 11 quelli a vita. I presenti sono 315, 314 i votanti, 158 la maggioranza richiesta. L’esecutivo di centro destra ottiene il sì di 159 senatori, 153 i contrari e due gli astenuti, che equivalgono a voto contrario al Senato.
Il primo governo Berlusconi ottiene dunque la fiducia per un solo voto. A garantirla tre senatori a vita: Giovanni Agnelli, Francesco Cossiga e Giovanni Leone.

Qualcuno, dietro le quinte, chiedeva se non fosse il caso di abolire il diritto di voto ai senatori che hanno o hanno avuto rapporti con la mafia. Invano.

La Pravda

luglio 14, 2007

Il Corriere della Sera c’informa che Cesare Previti è stato condannato definitivamente dalla Cassazione per la vicenda Lodo-Mondadori, 18 mesi che si assommano ai 6 anni appioppati all’ex tutore dell’erede Casati Stampa per la causa civile Imi-Sir: un ottimo articolo dell’ottimo Luigi Ferrarella che ci spiega come il controllo della più grande casa editrice d’Italia è stato falsato dalla corruzione di un giudice (Metta) in funzione dell’annullamento del lodo arbitrale favorevole a De Benedetti (contendente di Berlusconi per il controllo della Mondadori).

Per avere notizia del fatto gravissimo però, dobbiamo sfogliare la Pravda Italiana fino a pagina 20. Prima, la Pravda, ci fa sapere chi tra i politici sa usare gli sms del telefonino (pare che Veltroni e Schroeder siano abilissimi) o che un benefattore in Giappone lascia buste da diecimila yen nei bagni degli edifici pubblici. Paolo Sergeevič Mieli chiede scusa e promette che la prossima volta notizie del genere andranno nelle pagine dell’economia, che notoriamente non legge nessuno.

Berlusconi preso atto della situazione promette a De Benedetti che restituirà la Mondadori e lo risarcirà del danno economico. Poi dichiara di essere stato frainteso. E querela De Benedetti.

Affinità elettiva

luglio 13, 2007

Pare che la senatrice di Forza Italia Anna Cinzia Bonfrisco abbia apostrofato Gerardo D’Ambrosio con la seguente frase: «Sei un assassino, sei un criminale.»

Lo ha quindi invitato a entrare in Forza Italia.