Flash

gennaio 10, 2008

Dopo essere stato bastonato da Alessandro Gilioli, Beppe Grillo ridimensiona un pò l’apocalisse dell’informazione.

Prima:
(…) i giornalisti, questa casta di gente, la vera casta che c’è in Italia. Ve ne siete accorti, no? Migliaia di schiavi vergognosi, messi li a pecorina, a 90°. Una cosa indegna.
Si somigliano tutti, non li distingui più se non quello grasso da quello magro. Riotta è uguale a Mimun che è uguale a Belpietro che è uguale a Giordano che è uguale a Fede. Sono tutti uguali. Si distinguono le élite di questi grandi maggiordomi. Quelli che parlano di libero mercato, che ogni tanto dicono qualcosina e poi rientrano subito. Sono meravigliosi. Parliamo di Scalfari, di Pansa, di Romano, di questi sarcofaghi dell’informazione che scrivono lenzuolate di editoriali che nessuno legge.(…)

Dopo:
Ci sono buoni e anche ottimi giornalisti, quelli che scrivono rischiando la pelle, quelli emarginati, quelli sotto pagati. Il 25 aprile non è contro di loro, ma contro l’ingerenza della politica nell’informazione. 

Chi lo dice a Grillo che togliendo i finanziamenti tout court, a fare le spese saranno anche (se non soprattutto) gli ottimi giornalisti che scrivono rischiando la pelle, quelli emarginati?

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Una cosa lunga e noiosa che ho scritto per Giornalettismo.

Law & Order

settembre 12, 2007

Il direttore dell’ex organo di stampa del Movimento Sociale Italiano, ora Alleanza Nazionale, Flavia Perina, elogia il V-day e scrive: “il successo del Vaffa day è la più plateale conferma che nell’area del centrosinistra esistono fasce sensibili a temi tipicamente di destra

A sinistra

settembre 12, 2007

Eugenio Scalfari nell’editoriale di oggi su la Repubblica ti fa quasi venir voglia di comprarla più spesso.

(…)Non inganni lo slogan “né di destra né di sinistra”. Si tratta infatti di uno slogan della peggiore destra, quella populista, demagogica, qualunquista che cerca un capo in grado di de-responsabilizzarla.Il più vivo desiderio delle masse, cioè dell’individuo ridotto a folla e a massa, è di essere de-responsabilizzato. Vuole questo. Vuole pensare e prendersi cura della propria felicità delegando ad altri il compito di pensare e decidere per tutti. Delega in bianco, semmai con una scadenza. Ma le scadenze, si sa, sono scritte con inchiostri molto leggeri che si cancellano in breve tempo. Il potere, una volta conquistato, ha mille modi per perpetuarsi.(…)

Daniele Luttazzi parte con “spunti di riflessione, niente di più“, continua e conclude con la più lucida e forte critica a Grillo e al Grillismo.

Rimanendo serio

settembre 11, 2007

Intellettuale di sinistra col portafoglio a destra“.

Con questa divertentissima battuta, Beppe Grillo, dalla colonna virtuale del suo blog, inveiva tra gli altri contro Michele Serra. Il fondatore di Cuore (già autore di Grillo quando  Grillo faceva il comico), che nel suo articolo su Repubblica.it “La Piazza di Grillo tra politica e populismo” aveva evidentemente riconosciuto i meriti di Grillo, ponendo però alcuni problemi di “forma”, si è visto appioppare il grazioso giudizio dall’ex comico, che continuava: “(…) ha affermato che comincia ADESSO a capire la Rete, ma che il mio giudizio sull’otto settembre è una belinata. Non dice perchè, non ne ha bisogno. E’ un intellettuale di sinistra.”
Salvo che per Serra, la “belinata” era la frase di Grillo “dal 1943 non è cambiato niente”. Nient’altro. Frase colma di demagogia, che seppur voleva essere provocatoria passa impunemente sopra alla storia dell’Italia Reppubblicana. Troppo morbido Michele, non belinata (che lo capiscono solo i liguri), ma cazzata (che è nazionale!).

Alle parole poi “col portafoglio a destra” non posso fare a meno di sorridere, e mi passano davanti Ferrari, barche, case a Porto Cervo e condoni tombali. E mi viene in mente una cosa che disse padre Alex Zanotteli commentando il suo primo incontro con Grillo, in casa sua: “Io sono entrato come si entra nei grandi santuari: una bellissima villa con piscina e mi son seduto un po’ imbarazzato e lui lo era ancora più di me e dice: “Sai io mi sento imbarazzato davanti a te, però cos’è che possiamo fare?”. Io gli ho detto: “Guarda io non mi aspetto da te che tu faccia il monaco, ma penso che sia importante in questo momento che facciamo girare determinati messaggi e quindi se tu puoi portare in giro per l’Italia e ho visto che c’è gente che ha voglia di una cultura alternativa, per favore datti da fare. Poi sul tuo stile di vita ci ritorneremo sopra”.

Critiche anche a Moretti, il quale “era pompato dai giornali e dalle tv. Finito l’assedio televisivo è sparito“. Cioè Moretti è uno che fa politica solo per farsi vedere dalle telecamere.

E allora avanti i Grillo, i Travaglio, la Guzzanti e tutta la giullareria postcomunista, che aspetta solo uno stormir di fronde per riscoprirsi radicale come ai bei tempi, salvo poi fare proposte di destra, ovvio.

In fondo a destra

settembre 10, 2007

L’8 settembre centinaia di migliaia di persone (ieri repubblica.it parlava di 300mila firme) si sono riversate nelle piazze d’Italia per urlare un liberatorio vaffanculo all’attuale classe politica, la quale “non ci rappresenta” è “sempre più casta” ed è “sempre più arroccata su stessa”. Quindi vaffanculo. Vaffanculo-Day. Roba grossa.

L’iniziativa è stata lanciata il 14 Giugno 2007 dal blog di Beppe Grillo, tramite il quale l’ex comico genovese ci esortava a scendere in piazza “per ricordare che dal 1943 non è cambiato niente”. Ma per pietà, non chiamatelo populista, o demagogo, che i grillini s’incazzano.

Più tardi, martedì 10 Luglio, in sella ad una BMW Serie 5 E39 con autista, Beppe Grillo approdava davanti al palazzo della Corte di Cassazione, a Roma, atteso da alcuni volenterosi ragazzi, i ragazzi del meetup di Roma. Motivo? Depositare una proposta di legge di iniziativa popolare. Roba decisamente forte, tantopiù che la Corte dei Conti, alcuni giorni dopo, “benediva” l’iniziativa di Grillo. “Chi e’ condannato in via definitiva deve essere destituito dalla carica che riveste” diceva sicuro il procuratore generale della magistratura contabile Claudio De Rose.

La legge prevede:

Aggiunta di ulteriori cause d’ineleggibilità (perpetua!) a quelle disposte dal D.P.R. del 30 marzo 1957, n 361, e cioè: “l’essere stati eletti per due volte all’ufficio di membro parlamentare” (insoldoni, dopo due legislature vai a casa); “l’essere stati condannati con sentenza definitiva per reato non colposo ovvero a pena detentiva superiore a mesi 10 e giorni 20 di reclusione per reato colposo”.
Sospensione e decadenza dall’ufficio di parlamentare.
“sono sospesi dall’ufficio, con delibera della Camera di appartenenza, i membri che hanno riportato, anche precedentemente alla proclamazione dell’elezione, una condanna non definitiva per reato non colposo ovvero a pena detentiva superiore a mesi 10 e giorni 20 di reclusione per reato colposo. La sospensione cessa automaticamente in caso di successiva assoluzione dell’imputato.” Ciò vale anche per le sentenze non definitive di condanna pubblicata prima dell’entrata in vigore della legge, in quanto pubblicate dal PM al Presidente della Repubblica entro 30 gg.
“Il Presidente della Repubblica può, ai sensi dell’art. 88 della Costituzione della Repubblica, sciogliere la Camera che omette di deliberare entro trenta giorni dal ricevimento del messaggio di cui al comma precedente.”
Introduzione del voto di preferenza.
“ogni elettore dispone di un voto di lista e di un voto di preferenza per determinare l’ordine dei candidati compresi nella lista votata”.

Per l’ultimo punto, senza bisogno di scomodare Grillo, si erano mossi migliaia di italiani, “per il referendum Segni contro questa indecorosa legge elettorale proprio perché non sopportano più il piglio castale e l’autoreferenzialità malata delle varie leadership di partito” (Michele Serra).

Analizziamo brevemente gli altri punti.
In uno Stato di diritto (Rechtsstaat), nelle democrazie moderne e da qualche parte nella Costituzione, la pena si esaurisce e serve a “riabilitare” il condannato e a fare da deterrente. E non l’ha mica scritta Foucault la Costituzione. La proposta di Grillo ignora la ratio della pena e si limita a dare una bella mano di bianco. Con la destra, ovviamente.
Non da meno la pena è inflitta dal giudice. Montesquieu, quando ci insegnò come deve essere fatta una Democrazia, sottolineò il concetto di separazione dei poteri. E’ compito del potere giudiziario, della Magistratura, decidere la pena nei confronti di chi viola la legge. Se il giudice ritiene ce ne sia ragione, infligge l’interdizione dai pubblici uffici, non aspetta che Grillo proponga una legge che stabilisce che un cittadino non può (per legge!) eleggere qualcuno che abbia subìto condanne definitive. Grillo, magari non rendendosene conto, propone di fatto quell’ingerenza della politica sulla giustizia contro la quale si sbraita a teatro.
Io voglio essere libero di eleggere qualcuno che abbia subito una condanna definitiva, e mi terrorizza che questa libertà me la tolga Grillo, insieme a 300mila persone, che di sicuro non hanno votato il Polo, e che per buona parte si credono di sinistra. La cosa mi violenta.

Il punto sulle due legislature è un classico argomento “de panza”, di quelli facili facili, che danno un sacco di consenso. Preso atto che abbiamo un Parlamento pieno di vecchi politici, gente che siede lì da 50 anni, la soluzione sarebbe una legge che limiti a due legislature “l’iter” di un politico. Roba da statisti. Senza contare il fatto che una legislatura può durare anche un mese, è impensabile mandare a casa un politico che (ad esempio) fa antimafia, ha vinto delle battaglie, che con la sua faccia ha conquistato e meritato la credibilità e la fiducia dei cittadini, i quali da lui si sentono rappresentati. E invece no, politico con scadenza, come le mozzarelle. Le basi della democrazia col timer.

Il rischio è che per ragioni emotive si tentino di risolvere problemi grandissimi puntando sul breve periodo, senza lungimiranza, non tenendo conto delle gravissime ripercussioni che determinati provvedimenti provocherebbero nel lungo periodo. Il popolo vota Berlusconi? Rendiamo ineleggibile Berlusconi, così risolviamo il problema! No. Il problema è che Berlusconi non è l’origine dei problemi, ma la conseguenza logica del nostro modo di fare politica, di vivere. Di ognuno di noi.

Caro Grillo e cari italiani incazzati, la rivolta va bene, anzi, va benissimo. Ma non rivolte di pancia, qualunquiste, partorite da un altro uomo al balcone. La rivolta dev’esserci ogni giorno, ognuno di noi, per tutta la giornata. E non solo in piazza coi banchetti, ma dentro di noi, nella nostra quotidianità, nei nostri singoli atti pubblici, politici. Così non mandiamo a casa nessuno subito, ma creiamo qualcosa di nuovo, per il futuro.

Un’ottima rivolta politica l’8 settemebre l’ha fatta Naomi Klein, a Vicenza, a sostenere il No Dal Molin e a presentare il cortometraggio “Shock Economy. L’ascesa del capitalismo dei disastri“. Roba seria, questa sì.

Ps: un mio amico ha ideato questa bella iniziativa. Merita un’occhiata.